3 Consigli di come motivare un dipendente

Negli ultimi due articoli ho trattato come riconoscere un dipendente di valore e produttivo ed, invece, uno che lavora solo per il denaro con tutte le conseguenze del caso.

Trovi qui i due articoli che precedono questa:

Sento molto spesso parlare dell’assunzione di un dipendente come un peso che grava sulle spalle dell’imprenditore che, obbligato dalle leggi sul lavoro, deve a malincuore accettare.

E non trovando soluzioni o rimedi efficaci al rischio di investimento in una risorsa non produttiva, allora l’unica speranza che gli rimane è quella di trovare espedienti e “cavilli” per pagare meno tasse e ridurre al minimo lo spreco dovuto a problematiche tipiche del dipendente – italico – voglio – il – posto – fisso  come la malattia, l’assenteismo ed il licenziamento.

È tutto vero, in questo momento in Italia è un terno al lotto mettere insieme un’impresa con dipendenti che hanno una produttività superiore al loro costo.

Ma pensare solo a limitare i danni ingaggiando il miglior consulente del lavoro che ti farà risparmiare tempo e denaro è una strategia sulla difensiva o a punto effetto.

Sono troppi i casi in cui nell’azienda si gioca la partita dipendente contro l’imprenditore-datore di lavoro ed esce vincente chi ha il miglior avvocato.

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C’è bisogno di cambiare qualcosa in questo rapporto dipendente-datore di lavoro.

Secondo uno studio fatto di recente dal Greatplacetowork.it sulle migliori aziende in cui lavorare in Italia, basato in gran parte sul giudizio dei dipendenti dell’azienda stessa, i fattori determinanti che hanno decretato il ranking dell’azienda in questa classifica speciale sono:

  • Relazione reciproca con il management aziendale.
  • L’orgoglio per il proprio lavoro e per l’organizzazione di cui si fa parte.
  • La qualità dei rapporti con i colleghi.

Da questa classifica sono risultate le migliori nella categoria grandi aziende: American Express Italia e Hilton.

Nella categoria piccole aziende: Cadence Design System e Volvo Servizi Finanziari.

Cosa hanno in comune?

I dipendenti sono felici e non cambiano lavoro perché il clima aziendale è sereno grazie a politiche aziendali chiare e irremovibili che mirano alla implementazione dei tre fattori suddetti.

Prendendo spunto da ciò vediamo qualche consiglio applicabile direttamente alla tua azienda anche se ha un budget limitato e non avete una sezione Risorse Umane che lavora esclusivamente sulla gestione del personale.

Il primo consiglio è accogliere con entusiasmo il dipendente nuovo arrivato e trasferire da subito la propria cultura aziendale.

In alcune aziende, non italiane purtroppo, l’arrivo di un nuovo dipendente è accolto come l’acquisizione di un cliente o partner importante.

Ad esempio gli viene fatto un regalo o una piccola festa per farlo sentire benvenuto. Ognuno può personalizzare il proprio benvenuto ma la cosa importante è far sentire il nuovo dipendente subito parte del gruppo. Diffidenza, indifferenza e, nel peggiore dei casi, nonnismo non sono proprio accettabili.

L’altra cosa è, prima di trasferire il know-how specifico del posto, assegnargli uno spazio di lavoro adeguato dove possa operare e pianificare, unitamente al bagaglio della cultura aziendale.

Ho voluto specificarlo, anche se qualcuno penserà che è superfluo, perché sono stato in alcune aziende dove c’erano dipendenti che si muovevano qua e là, anche quando non erano fisicamente impegnati in un lavoro, dato che non avevano un posto in cui sedersi e pensare ai loro compiti e doveri.

Se per assurdo gli facciamo una festa di benvenuto e poi non gli diamo uno spazio o scrivania tutta sua lui non si sentirà veramente al sicuro ne tantomeno parte del gruppo.

Poi bisogna fargli conoscere il DNA dell’azienda: la mission, i valori e le politiche basilari dell’azienda.

Si potrebbe fargli un corso di formazione introduttivo per assicurarsi che recepisca l’identità dell’azienda in cui sta iniziando a lavorare. E poi ribadirli periodicamente nelle riunioni o nelle occasioni che contano affinché le assimili e si integri in questa nuova realtà.

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Il secondo consiglio è dare continuamente formazione al dipendente per migliorare le sue competenze specifiche del posto e poi fornirgli un tipo di formazione più mirata alla persona che lo faccia sentire più felice e sereno nelle altre sfere della sua vita.

In alcune aziende in forte espansione come Starbucks i dipendenti ricevono una formazione che esula dal semplice “servire del buon caffè e ciambelle”.

Fanno corsi di formazione per comunicare efficacemente e migliorare l’equilibrio tra lavoro e vita privata. A volte questa formazione assomiglia molto all’educazione che i genitori o la scuola dovrebbero dare ai ragazzi.

Sono stati molti i casi di giovani finiti nei guai che poi grazie al lavoro e alle politiche formative di Starbucks hanno dichiarato di essere rinati e riconoscere l’azienda come la loro vera famiglia.

Capisco che non tutti hanno il budget di Starbucks ma non è un costo proibitivo avere un coach/formatore inserito nell’organico aziendale che si occupi di questa vitale funzione.

L’equazione è molto semplice: formazione=competenza=risultati=fiducia in se stessi=felicità.

Il terzo consiglio è quello di lasciargli iniziativa e responsabilità nell’esercizio delle loro mansioni.

La pratica di controllare ossessivamente il dipendente perché non si ha fiducia è il risultato della mancata applicazione dei due punti precedenti.

Stare addosso ed intervenire sistematicamente ad ogni errore che viene fatto non fa altro che demotivare e rendere ancora più irresponsabile il dipendente in questione.

Una volta assegnatogli il posto e le mansioni è molto più proficuo lasciarlo agire fino a quando è evidente che la sua produttività è bassa. Allora e solo allora è giusto intervenire con formazione ed affiancamento adeguato ma non bisogna fare l’errore di decidere per lui riducendolo ad un esecutore di ordini.

Mi è capitato di andare in un’azienda in cui ogni dipendente era stato “duramente addestrato” a non prendere decisioni e a rispondere con frasi del tipo “riferisco al mio superiore e le faccio sapere” o versioni di questa frase.

Ho anche visto poi, che tutto arrivava al titolare-padrone che con fare isterico ordinava cosa fare.

Questo è il modello di anti-azienda che fa scappare i dipendenti e che ha reso impopolare questa categoria di lavoratori.

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Per concludere…

la maggior parte dei dipendenti sono persone di buona volontà e se ben guidate, ad esempio con i tre punti sopracitati, possono diventare non solo molto produttive ma anche dei veri alleati alla conquista del tuo mercato di riferimento che non ti abbandoneranno e ti sosteranno in ogni momento.

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